Mercoledì, Agosto 08, 2007

Mtsatsimanga: una pianta magica

Non è facile parlare di una pianta figurarsi poi se a questa si aggiunge l’aggettivo magico. Non sono un esperto di botanica -tanto meno di magia, faccio solo una piccola ricerca e raccolgo delle informazioni che ho piacere condividere.
L’oggetto in questione è la Mtsatsimanga, meglio conosciuta nel mondo delle piante come Jatropha Curcas. Appartiene alla famiglia delle Euphorbiaceae; originaria del Sud America vive preferibilmente fra i 20_28 gradi e ha bisogno di poca acqua. Cresce su suoli drenati e areati adeguandosi nei terreni marginali con pochi nutrienti. La Jatropha è una specie che si adatta e la sua “forza” come coltura sta nell’abilità di prosperare su terreni molto poveri, secchi e anche relativamente salini senza particolari cure da parte dell’uomo. E’ una via di mezzo fra un piccolo albero e un arbusto con una corteccia verde e liscia che se tagliata rilascia un lattice biancastro. Arriva fra i tre e i cinque metri ma in condizioni favorevoli può crescere anche ad otto metri e le radici, molto ramificate, aiutano nel contrastare l’erosione dei terreni da vento e acqua.
Fino a questo punto come pianta non sembra tanto magica tranne il fatto che cresce bene anche senza acqua e in terreni poveri ma un’altra buona proprietà è che in condizioni favorevoli si possono raccogliere i frutti -semi- fino a tre volte in un anno.
Ok ma cosa si fa con i sui frutti, si possono ……. mangiare? Assolutamente no! Anzi sono tossici sia per l’uomo che per gli animali. La Jatropha è tradizionalmente usata in Malawi per formare delle siepi intorno alle case e come recinto per le bestie. Il suo odore è sgradito agli animali e se tentano di attraversare un perimetro di Mtsatsimanga il lattice rilasciato dai rami rotti “brucia” la pelle. Per questo è usata come cinta -un cuscinetto di circa 40 km- intorno al parco di Liwonde per evitare che gli elefanti sconfinino e provochino seri danni nei villaggi. Il suo legno non brucia anzi, come quello del baobab, se messo sul fuoco lo spegne. Veramente sorprendente questa Mtsatsimanga; si protegge dalla deforestazione e la sua coltivazione è sicura nel senso che non sarà mai usata come legna da ardere o per fare carbonella.
A questo punto un mio caro amico direbbe “Giacomo stai cincischiando un po’ troppo vieni al sodo, dov’è il prodigio?” La magia di questa pianta è che dai suoi semi si può estrarre un olio per produrre biodisel. In altre parole un albero di Jatropha corrisponde ad un pozzo di petrolio in miniatura -considerando il ciclo produttivo vicino ai 40 anni- ma senza tutte le menate dell’oro nero. Si potrebbe dire oro verde perché oltre che poter essere usato come carburante con emissioni vicino allo zero possiede altre caratteristiche veramente utili e in campi inaspettati.
La varietà che prolifica fra Zambia, Malawi e Mozambico è quella più produttiva; a tre anni inizia a fare i semi e a cinque anni la resa è a quasi 80% del suo massimo. Da 100 kg di semi si spremere a freddo il 35% d’olio e per fare questo si ha bisogno di sole, poca acqua e terra. Dalla separazione dell’olio, tramite trans-esterificazione, si estrae il 98% di diesel con uno standard qualitativo accettato dai produttori d’automobili e sufficiente per non compromettere la garanzia del motore. Gli scarti della spremitura possono essere usati in due modi; compattati per fare dei bricchetti da ardere oppure composti per formare un fertilizzante organico. L’unica accortezza è di tenerla lontana dalle coltivazioni di cotone perché può essere infestata da un parassita comune. Fissa l’azoto nel terreno e grazie a questa particolarità può essere usata nell’inter coltura -in particolare per le varietà da orto. L’olio va bene nelle lampade al posto della paraffina, fa più luce, dura a lungo e in particolare brucia senza fumo -se si vive in una capanna senza finestre ……. è un bel passo avanti. Non solo, la Jatropha ha proprietà medicamentose -un misto tra medicina tradizionale e studi recenti- può essere usata per reumatismi, ulcere e problemi allo stomaco. Nell’igiene personale trasformata in sapone, per trattare mal di denti e le gengive infiammate. Si crede che all’alcaloide jatrophine, contenuto nel lattice, sia un potente anti-infiammatorio naturale e utile anche nel combattere i tumori.
I numeri parlano chiaro. Coltivare 30.000 ettari a Jatropha corrisponde a produrre -una volta a regime- 27 milioni di litri di diesel l’anno. Il Malawi ne utilizza 160 milioni di litri e la produzione della superficie indicata in precedenza potrebbe raggiungere facilmente il 20% circa dei consumi annui ………. non male. L’accorgimento per mettere a regime una produzione di scala e innescare un circolo virtuoso è naturalmente quello di coinvolgere la gente dei villaggi e delle comunità rurali. Creare dei vivai e distribuire, con un piccolo incentivo, le piante per essere “coltivate”. Non necessariamente in modo intensivo o in una piantagione ma a livello di capanna o famiglia; intorno alle case, lungo i sentieri e negli orti. L’albero non ha bisogno di particolari cure e dopo aver preparato il terreno -in pratica il buco- per l’attecchimento, la pianta va avanti da sola. Naturalmente bisogna assicurare che i semi in seguito siano comprati ad un prezzo onesto dalle compagnie che si occuperanno della trasformazione in modo da avere delle ricadute economiche sulle popolazioni rurali.
Oggi il costo per produrre un litro di diesel dalla Jatropha oscilla fra i 60_70 centesimi di euro cifra destinata comunque a scendere. In ogni modo tra le colture energetiche la Jatropha non si colloca in assoluto tra le migliori -la palma è nettamente superiore- ma grazie alla possibilità di non entrare in competizione nei terreni più fertili con le coltivazioni destinate all’alimentazione la rende senz'altro una coltura molto promettente nel panorama dei biocarburanti.
Immagina ……. un picnic all’ombra della Mtsatsimanga …….. quando ci si sveglia dal pisolino pomeridiano raccogliere i semi per poi fare il pieno …….. una vera delizia!

 



 
Ciao

Giacomo
Posted by cicchia at 19:47:58 | Permanent Link | Comments (0) |
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