Lunedì, Luglio 16, 2007

BICI TAXI

Un giorno sono rimasto senza trasporto. La bici era buca, la macchina non aveva gasolio (in paese non c’era verso di trovarne neanche una goccia) e dovevo andare lontano da dove vivo per incontrare una persona. La strada non la conoscevo bene così mi sono deciso e ho affittato una bici taxi.
Dopo la contrattazione di rito mi ritrovo seduto su un trespolo posticcio di una pesantissima bicicletta cinese -prodotta per il mercato africano però- che di nomignolo fa Mangochi Boy. La partenza non è delle migliori, poche pedalate e scende la catena, inconveniente che Mangochi Boy risolve in un attimo. Effettivamente non so se Mpeseni il ciclista che mi trasporta sia venuto al mondo realmente a Mangochi, importante è che schivi le buche perché l’imbottitura del sellino su cui appoggia il mio posteriore fa veramente desiderare. Dopo pochi minuti e tanti sobbalzi raggiungiamo la strada asfaltata.
Per circa tre chilometri è uno spasso con Mpeseni che sorpassa tutti. Sembra abbia innestato un cambio speciale, la bici risponde benissimo e le ruote girano sull’asfalto senza una vibrazione. Il solito panorama visto da un’angolazione diversa prende un altro aspetto con i sorrisi dei bambini che ci salutano veramente vicini. Il divertimento finisce non appena scendiamo dal gradino che separa l’asfalto dalla terra battuta. Non era proprio un gradino e con una bella botta al mio culo abbiamo bucato, pochi metri e siamo fermi a neanche metà strada! Speriamo che non si sia rotta la ruota. Scendiamo e insieme alla bici ci mettiamo sotto un mango. Il cerchione è a posto così come i raggi si tratta per fortuna di una semplice foratura. Con calma tutta africana Mangochi Boy tira fuori gli attrezzi per la riparazione; una pinza che avrà almeno venti anni tutta arrugginita, una piccola leva piatta, della carta vetro, un pezzo di camera d’aria tutto rotto e un tubetto di mastice.
La sosta forzata mi permette di conoscere qualcosa di più del mio amico tassista che per combinazione parla un po’ d’inglese. Mpeseni è un giovane mussulmano di cinque lustri ed esercita la professione di bici taxi driver da circa due anni. Professione perché è un tassista con la licenza, tutto orgoglioso mi fa vedere il foglio della polizia che prova il versamento della tassa annuale di cento kwacha. Lavora tutta la settimana tranne il Venerdì -giorno di festa per i mussulmani- inizia la mattina verso le cinque e finisce con lo scuro della sera. Fa otto-dieci corse al giorno che gli permettono di guadagnare mediamente 300 kwacha, 400 quando va bene. La manutenzione del mezzo, se non ci sono problemi particolari come rotture del telaio che vanno saldate, si prende 200-300 kwacha ogni mese. A volte è impegnato anche di notte, su appuntamento beninteso e la tariffa è doppia. Come molti malawiani Mpeseni ha un cellulare e viene contattato dai clienti, fa niente se non ha credito per chiamare. Il tragitto più lontano che ha fatto è stato a venti chilometri lungo una pista sterrata, portava una mamma con il bambino malato ad un ospedale dove c’era la medicina giusta per guarirlo. Il prezzo della corsa dipende naturalmente dalla lontananza del posto da raggiungere e non varia se si è particolarmente robusti, se si hanno pesanti valigie, bambini al seguito e come capita spesso animali tipo polli, capre o pecore. Una volta -giuro- ho visto una signora con un piccolo vitello, legato per bene, sistemato sul manubrio. I clienti non hanno fretta e generalmente possiedono un senso relativo dell’urgenza. Durante il tragitto conversano volentieri sia al cellulare che con il guidatore, le donne solitamente di come va la famiglia mentre gli uomini preferiscono parlare d’affari. Quando ha iniziato a lavorare la bicicletta era nuova, comprata grazie ad un prestito di un lontano parente che lavora in Sud Africa, adesso sembra usata da dieci anni e per i nostri canoni è poco più che un rottame. Mpeseni non è molto felice della sua attività, fa questo lavoro perché è povero. Vorrebbe sposarsi e aprire un piccolo negozio con la moglie ma al momento non ci sono soldi. In ogni modo, e nonostante tutte le mie domande, Mangochi Boy ha trovato il buco tra una infinità vecchie forature riparate. Pochi minuti e la pezza è al suo posto. Dobbiamo solo aspettare che il mastice faccia presa, sperare che la pompa funzioni e che la valvola regga. Ripartiamo ed è subito sciagura. La strada sterrata è abbastanza liscia e senza buche ma le macchine che passano sollevano nuvole di polvere che non se ne vanno.
Ci fermiamo per domandare informazioni, non ci sono vie o numeri civici e dopo duecento metri, lasciamo la pista per uno stretto sentiero in salita fra i campi verso una collina. Il pendio inizia a farsi ripido e Mpeseni deve salire sui pedali, chissà se riuscirà a mantenere l’andatura. C’e uno strappo da superare, inevitabilmente cade la catena. Siamo quasi arrivati percorro così l’ultimo pezzo camminando a fianco di Mangochi Boy. A casa il tipo che dovevo incontrare non si trova.
I vicini di capanna dicono che è andato a Zomba per delle spese e non è ancora rientrato. Non mi resta che tornare, tutta questa fatica per niente. Il rientro lo racconto un’altra volta però. Data la stagione è arrivato un bel temporale e tutta la polvere di prima si è trasformata in fango.

Posted by cicchia at 00:23:43 | Permanent Link | Comments (1) |
Commenti
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Written by: double2 at 2007/07/16 - 01:53:35
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